Rivalutazione ISTAT del canone: come si calcola (con esempio)

Quale indice usare, quale mese prendere, come si applica il 75% e perché l'adeguamento non è retroattivo. Con esempio numerico e il cambio base ISTAT 2026.

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L’aggiornamento ISTAT del canone è la voce che i proprietari sbagliano più spesso: non perché il calcolo sia difficile, ma perché ogni passaggio ha una convenzione precisa — quale indice, quale mese, quale percentuale, su quale canone.

Se ti serve solo il numero: calcolatore della rivalutazione ISTAT — indici ufficiali, gratis, senza registrazione. Sotto c’è il perché di ogni passaggio.

Quale indice si usa

L’indice di riferimento è il FOI: indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, al netto dei tabacchi, indice generale nazionale mensile, pubblicato da ISTAT ogni mese.

Non è l’inflazione “che si sente al telegiornale” (spesso citata come NIC), e non è l’indice armonizzato europeo (IPCA). Se prendi la serie sbagliata il numero cambia, e cambia il canone che scrivi nella lettera all’inquilino.

Quale mese confrontare

La prassi consolidata è la variazione annuale: si confronta l’indice del mese precedente l’anniversario del contratto con lo stesso mese dell’anno prima.

Esempio: contratto con decorrenza 1° luglio. All’anniversario del 1° luglio 2025 si confronta il FOI di giugno 2025 con il FOI di giugno 2024.

Il motivo è banalmente pratico: ISTAT pubblica l’indice di un mese verso la metà del mese successivo, quindi il dato del mese dell’anniversario non è ancora disponibile quando l’adeguamento va comunicato.

Quanta parte della variazione

Nelle locazioni abitative a canone libero la misura tipica è il 75% della variazione ISTAT: è la quota richiamata dall’art. 32 della L. 392/1978 ed è quella che si ritrova in quasi tutti i contratti. Alcuni contratti prevedono il 100%, i contratti a canone concordato seguono le regole degli accordi territoriali del comune (che spesso fissano un tetto).

La regola operativa è sempre la stessa: vale quello che c’è scritto nel tuo contratto. Se il contratto non prevede l’aggiornamento, l’aggiornamento non si fa.

Attenzione alla cedolare secca. Chi opta per la cedolare secca rinuncia, per la durata dell’opzione, alla facoltà di aggiornare il canone — incluso l’adeguamento ISTAT. È una delle voci da mettere sul tavolo quando si sceglie il regime: 21% di aliquota piatta in cambio di un canone che resta fermo.

L’esempio numerico

Contratto 4+4, canone corrente 800 €/mese, decorrenza 1° luglio, aggiornamento pattuito al 75%. Anniversario: 1° luglio 2025.

VoceValore
FOI giugno 2025121,3
FOI giugno 2024119,5
Variazione annuale121,3 / 119,5 − 1 = +1,506%
Quota contrattuale (75%)+1,130%
Canone aggiornato800 × 1,01130 = 809,04 €

Due dettagli che fanno la differenza:

  • l’adeguamento si calcola sul canone corrente, non sul canone iniziale del contratto: gli aggiornamenti si compongono anno su anno;
  • se un anno lo salti, non lo recuperi a ritroso: l’adeguamento non è retroattivo e va richiesto per l’anniversario a cui si riferisce. Un anno dimenticato è un canone più basso per tutta la durata residua.

Il cambio base ISTAT del 2026 (il tranello dell’anno)

Da gennaio 2026 ISTAT ha cambiato la base dell’indice: la serie storica era espressa in base 2015 = 100, la nuova è base 2025 = 100. Il FOI di dicembre 2025 valeva 121,5 in base 2015; quello di gennaio 2026 vale 100,4 in base 2025.

Se fai il rapporto fra un indice della vecchia serie e uno della nuova ottieni un numero senza senso (un crollo del 17%). Le due strade corrette sono:

  1. usare due indici della stessa base (ISTAT pubblica anche la serie ricostruita), oppure
  2. convertire con il coefficiente di raccordo 1,214 prima di fare il rapporto.

Esempio per un anniversario di luglio 2026: FOI giugno 2026 = 102,8 (base 2025); FOI giugno 2025 = 121,3 (base 2015) → 121,3 / 1,214 = 99,92 in base 2025 → variazione = 102,8 / 99,92 − 1 = +2,88%, cioè +2,16% con la quota del 75%.

Come si comunica

L’adeguamento non è automatico: va richiesto al conduttore. La prassi è una comunicazione scritta, tipicamente raccomandata A/R (o PEC), che indichi l’anniversario, gli indici usati, la percentuale applicata e il nuovo canone mensile con la data di decorrenza. Tenere traccia di quella comunicazione è importante quanto il calcolo.

Cosa fa Rentdesk

Rentdesk scarica la serie FOI da ISTAT e la tiene in cache, calcola l’adeguamento sull’anniversario di ogni contratto con la percentuale pattuita, in ordine cronologico e sul canone corrente, e genera la lettera già impaginata da spedire per raccomandata. Gli anniversari finiscono nello scadenzario, quindi l’anno dimenticato non capita.

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Guide collegate: Cedolare secca o IRPEF · Calendario delle scadenze del proprietario

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